Ho passato le ultime 48-no,wait-quasi 60 ore in casa, da solo. Non è che ho la febbre, è che i coinquilini sono tutti tornati alle case loro e io invece no.
Però ho fatto cose: mi sono letto le mie paginette, ho ripetuto ad alta voce, ascoltato la vicina pregare ad alta voce (really), fatto le big pulizie (i love you Monica Geller), fatto la barba, tinto i capelli di biondo e inviato la domanda per entrare nelle cheerleader.
Ah, poi ho guardato Sanremo, of course. Frocio being frocio. L’ho anche commentato sull’internet con genti che minore di tre e mi sono pure divertito.
Vabbè, insomma sono due giorni e mezzo che non scambio parola live @ un essere umano, se si esclude la cassiera di panorama a cui comunque ho solo detto buonasera e grazie. You know, educazione.
Sono stato bene. Non è una cosa strana, è una cosa e basta. Come se, non so. Casa chiusa ma pulita dentro. Ecco, così io. Che poi pulito un cazzo, la polvere è lì che ti aspetta e non ci mette un cazzo a ridepositarsi, sta stronza.
The point is: domani dovrò per forza di cose tornare ad avere contatti ravvicinati con l’umanità e forse addirittura uscire di casa e, boh, non c’ho voglia.
Io voglio inforcare i miei occhiali scuri e scappare sull’Isola di Pasqua, sedermi fra i testoni e dire loro buongiorno e tutti i cazzi miei. Che tanto non rispondono, che meraviglia.